Essere counselor, per me, significa stare accanto alle persone in un momento della loro vita in cui chiedono ascolto, senza fretta e senza giudizio. Non per dire cosa fare, né per offrire soluzioni preconfezionate, ma per creare uno spazio sicuro in cui fermarsi, comprendere e ritrovare chiarezza. Vuol dire accompagnare senza invadere, sostenere senza sostituirsi, aiutare la persona a riconoscere le proprie risorse e a rimettersi in contatto con ciò che sente e desidera davvero. È ascoltare non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che resta in silenzio. È accompagnare qualcuno mentre riconosce i propri bisogni, scioglie nodi, ritrova parti di sé che aveva messo da parte per adattarsi o per sopravvivere. Credo profondamente che ogni persona abbia dentro di sé le risposte di cui ha bisogno: il mio compito è aiutare a farle emergere, con ascolto, rispetto e consapevolezza.
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